Fiorentina, un anno da Astori

Fiorentina, un anno da Astori

Fiorentina, un anno da Astori

3 marzo 2019

Il 4 marzo di un anno fa veniva a mancare Davide Astori. Il capitano della Fiorentina ha lasciato un ricordo indelebile nel mondo del calcio italiano, non solo per il suo valore in campo. Dal 2010 il difensore faceva parte del giro della Nazionale azzurra, con tutti i ct che si sono susseguiti. A Firenze stava vivendo un ottimo momento di carriera. Chi vuole celebrarlo lo ricorda però soprattutto le sue qualità umane. Astori non appariva mai come un calciatore dedito alla polemica. Nemmeno dopo l’eliminazione dell’Italia dai Mondiali contro la Svezia si lasciò scappare qualche parola di troppo.

I genitori del ragazzo, Anna e Renato Astori, hanno diffuso oggi una lettera per ricordare così Davide. “Un anno senza Davide non si può raccontare. Non esistono le parole, ma forse neanche servono, perché in fondo quello appena passato è stato un anno CON Davide, in un modo diverso e che non avremmo mai voluto scoprire, ma comunque insieme a nostro figlio, Ecco, insieme è la parola che vorremmo pronunciare più forte, ma non possiamo – continua la lettera – La nostra voce oggi non è più quella che Davide ha sentito sin da bambino e forse adesso farebbe fatica a riconoscerla, perché il dolore l’ha cambiata per sempre. Per questo non riusciamo a leggere questa lettera e affidiamo a voi i nostri sentimenti, così come tanti amici hanno fatto in questi giorni in cui il ricordo si è fatto inevitabilmente più intenso”.

I genitori sottolineano che “per noi Davide non è un ricordo che si attenua o si riaccende a seconda delle circostanze: Davide è una presenza, è vicino a noi ogni istanti. Tanti in questi mesi ci hanno detto che il nostro Davide era speciale, dotato di una gentilezza rara, spesso disarmante. Ed è vero. Davide non doveva sforzarsi per esserlo, è sempre stato così, sin da bambino: naturalmente, istintivamente, gentile. Ma guai a scambiarla per debolezza o remissione: era la sua forza. Davide era fortissimo, era la roccia a cui aggrapparci. Per questo noi oggi cerchiamo di essere forti come lui, ma soprattutto come lui ci vorrebbe. Continuate a ricordarlo e non stancatevi di raccontarlo. Rivederlo sorridere in una foto, osservarlo correre nelle immagini, sentirlo nei vostri aneddoti non ci fa soffrire: per noi è come riabbracciarlo ogni volta”.