Napoli, parla il giudice federale

Napoli, parla il giudice federale

Napoli, parla il giudice federale

19 gennaio 2019

Il Napoli dovrà fare a meno di Kalidou Koulibaly. Il difensore azzurro, espulso dall’arbitro Mazzoleni nella gara contro l’Inter di Santo Stefano, aveva subito una squalifica di una giornata. Il giocatore senegalese aveva applaudito ironicamente il direttore di gara, a suo giudizio troppo attento a minuzie di gioco e non agli evidenti cori razzisti. Il tema tiene banco ormai da più di tre settimane: il problema della discriminazione territoriale non ha ancora trovato soluzione. Il Napoli, nel frattempo, aveva presentato ricorso per rendere subito arruolabile Koulibaly, ma in queste ore ha trovato esito negativo.

Il giudice federale Piero Sandulli ha spiegato la sentenza ai microfoni di Radio Crc. “Possiamo anche considerare lo stato d’animo dell’atleta condizionato dall’ambiente, ma non può costituire una scusante. L’esempio che ieri è stato fatto è che se io applaudissi un giudice che sta sbagliando non so se farei ancora l’avvocato”, ha detto Sandulli. La solidarietà al calciatore, comunque, non manca. “Siamo tutti Koulibaly? Dal punto di vista umano sì, ma non dal punto di vista tecnico. L’arbitro va rispettato anche quando sbaglia. Il giudizio di ieri dobbiamo continuarlo a legare alla fattispecie concreta. Dura lex, sed lex? Io ho tutto l’affetto umano che gli ho rappresentato in udienza. L’intera corte è stata vicina affettivamente all’atleta. Non è più possibile che ci siano problemi di carattere razziale nel terzo millennio”.

Insomma, le ragioni dell’applauso non bastavano per una sentenza originale che costituisse un precedente nell’ambito del razzismo nel calcio. “Qui non aveva spazio per esserci, la Corte l’ha dimostrato. Noi potevamo facilmente dire che era inammissibile e non si discuteva. Noi dobbiamo applicarle le regole e non possiamo inventare regole che sarebbero a corso di norma discrezionale. I casi discrezionali non fanno parte del diritto. Dispiace sentire un comunicato di una persona che era presente e che queste cose le ha sentite. Non si può sempre piacere a tutti nella vita, ma le regole bisogna applicarle. Se non ci piacciono, cambiamole”, ha chiarito il giudice.